Associazioneviawybicki/ Febbraio 18, 2018

 

Non è cosa da tutti i giorni ritrovarsi su gli strilloni dell’edicola sotto casa. Per un momento perfino la coscienza vacilla. Eppure proprio così titolava la Gazzetta: Alla maggioranza piace “Senza nome”. L’articolo a pagina 3 (il primo che s’incontrava sfogliando il giornale, segno che si trattava di cosa molto seria), tuttavia ostentava qualche cautela sull’accaduto. O meglio, non sul fatto che qualcosa fosse successo. Troppe persone avevano partecipato all’accaduto e lo stavano già  testimoniando allegramente con il passaparola fuori le scuole. No, no, piuttosto “cautela” sulla natura dell’evento: si trattava forse di un burla? Qualcuno si ricorderà di quella famosa delle teste false di Modigliani o di quell’altra in cui si annunciava via radio un’invasione aliena.  Nell’indecisione tra prendere o meno la cosa sul serio, l’articolo optava per un attacco equilibrato – “Ha l’apparente sapore di una beffa goliardica l’esito della consultazione popolare finalizzata a battezzare l’area verde del quartiere di Rosta Nuova” – per poi disseminare qui e là piccoli commenti caustici –  “potrebbe sembrare una contestazione radicale”, “l’amministrazione comunale, che ne è proprietaria e deve dire l’ultima parola i merito all’intitolazione, non si mostra in imbarazzo di fronte all’esito della votazione, che potrebbe essere anche essere invalidata”.

Il tempo, che solitamente è tiranno, questa volta, è stato per questo piccolo Parco, invece, galantuomo.

Chi era presente quella domenica (26 marzo 2017) ricorda bene il clima di festa portato dalle panchine narranti dei genitori delle scuole dell’infanzia comunale Anna Frank e primaria statale Renzo Pezzani,  dai laboratori creativi della Coop. Sociale Giro del Cielo, dai giochi della tradizione portati da Guido Rivi, dal corteo di ritmi della Scuola Banda dei Tamburi, dallo gnocco fritto del centro sociale Rosta Nuova e dalla presenza costante e familiare che ci tiene tutti legati gli uni agli altri dei bibliotecari della Rosta. Piove, governo ladro! E, invece, no. Pure il bel tempo ci ha messo del suo.

Va detto, però, per essere sinceri, che l’atmosfera era festosa anche perché all’ingresso del parco, a ridosso dei caseggiati rossi, vicino agli alberi a cui i bambini e le bambine della sezione dei 3 anni dell’Anna Frank avevano già dato un nome settimane prima, la gente, in barba a tutte le previsioni più ottimistiche, già dalle 14 aveva cominciato a mettersi in fila per fare qualcosa del tutto fuori moda: votare. Esprimere la propria preferenza tra tre nomi proposti da altra gente. E la fila, complice le poche penne (due) e i pochi rappresentanti di lista (tre) addetti al gazebo elettore, cresceva di ora in ora. Ed era così un bel vedere, che veniva proprio voglia di mettersi in fila per votare.

Ma torniamo per un attimo ai fatti: alcune centinaia di persone (301 per l’esattezza) hanno fatto la fila in un piccolo parco dietro i caseggiati rossi di via Wybicki e Piazza Neruda a Reggio Emilia, una domenica pomeriggio, non per il primo, ma nientepopodimeno che per il secondo turno di votazioni per il nome da dare al medesimo parco.

Un ballottaggio figlio di un eccentrico sistema elettorale tutto nostrano (il Rostarellum), che prevedeva tre impegni distinti nel tempo: proporre dei nomi, votare tra tutte le proposte raccolte, rivotare una seconda volta scegliendo tra i tre nomi più votati la prima volta.

A cavallo di Natale (dicembre e gennaio), chiunque (adulto o bambino) aveva potuto proporre un nome, assieme ad una motivazione della scelta. Il più ottimista, capita la cosa, aveva scommesso su una decina di nomi, comprese le ripetizioni e gli improperi.

La cronaca ci dice che alla fine sono arrivate oltre cento proposte, alcune molto simili tra loro (Parco della Rosta Nuova, Parco dei bambini e delle bambine della Rosta, I giardini della Rosta Nuova), altre originali financo eclettiche (Franco Albini, Pablo Neruda, Freddy Mercury).

Una proposta ci ha commosso, quella di ricordare Pietrino Cosseddu, un ragazzo del quartiere scomparso alcuni fa per un tragico incidente nel parco del Noce Nero.

Altre proposte ci hanno fatto sorridere, come quella di intitolare il Parco a Davide, uno dei due baristi di via Manara e al suo prosecco.

Degli oltre 100 nomi proposti, si è arrivati, quindi, a 64 edibili tra cui scegliere, recandosi nella settimana tra il 23 ed il 27 febbraio al seggio predisposto nella rinnovata Sala Civica di via Wybicki (ex Circoscrizione Sud), presidiata per l’occasione da una staffetta di cittadini volontari e volenterosi.  Per complicare un po’ la vita agli scrutatori, si è deciso poi di poter esprimere fino a tre preferenze differenti.

Come per le proposte, tutti, adulti e bambini, potevano votare, ma ad una sola condizione: che sapessero scrivere il proprio nome e cognome sul diario elettorale. In democrazia è bene salvaguardare un po’ di burocrazia!

Per la cronaca: alla chiusura del seggio, sono risultati essere passati per la Sala Civica 219 cittadini e i tre nomi più votati sono stati, come ben noto: Parco Senza Nome (76 preferenze), Parco della Rosta (68 preferenze) e Parco Franco Ferretti (52 preferenze).

A quel punto i più erano già contenti. Era da sei mesi che ci si vedeva per ragionare sulla cosa.  Le scuole di quartiere erano state coinvolte. I bambini e le bambine avevano avuto modo più volte di esplorare il parco e si erano cimentati in proposte, disegni, filastrocche e merende. Poi si era messo in pedi un sistema di raccolta, scelta e votazione delle proposte che aveva si attirato l’attenzione di Telereggio, ma anche prostrato i più! E invece, no. Non era tutto finito: il Rostarellum rimetteva la scelta finale ad una festa finale.

Cosa è successo dopo, è storia: all’eccentrico ballottaggio a tre sono venuti a votare più persone che la volta prima. Alla fine, per gli amanti dei numeri, c’è il risultato che ha fatto dire al solito che sa sempre tutto “te lo avevo detto io, perché…”, fatto arrabbiare tizio che ha sclamato “è un’assurdità!”, fatto sorridere caio – “fantastico!”, sorpreso qualcuno – ma dai, davvero?” – e fatto vincere una scommessa a qualche altro: “Parco Senza Nome” 115 preferenze; “Parco della Rosta” 83 preferenze; “Parco Franco Ferretti” 103 preferenze. Ma tutto ciò che contava davvero, a quel punto era già successo.

Andrea Pintus

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