Andrea/ Aprile 10, 2018

Le storie semplicemente cominciano. Come diceva quello (Fredrik Sjöberg in un incipit grandioso di un libro incredibilmente noioso, L’arte della fuga), raramente si sa da dove e quasi mai perché.  Mi limiterò pertanto a puntare il dito a caso. Ad esempio non so se avete l’idea di cosa significhi passare la notte a fare i bagagli come se si stesse partendo per non tornare mai più. Alzarsi prima dell’alba, o meglio, coricarsi un paio di ore, che a quel punto è meglio rimanere svegli per davvero, per cercare di raggiungere un aeroporto che dista tre ore di macchina da casa, che già di per sé conta come un viaggio degno di nota, se si è alla guida di una macchina in cui avete caricato a forza i troppi bagagli e bambini. Tutto questo, perché 6 mesi prima avete comprato dei biglietti aerei low-cost per andare a passare il Natale con i loro (nonni, in Svezia). Ma poi mica tanto low-cost se si è in 6 a partire. Quindi ai posti, pronti, via. Ci siamo tutti? C’è tutto? Abbiamo fatto gasolio? Ecco, che poco dopo aver imboccato l’autostrada, la coda per un incidente: la profezia che si auto avvera davvero. Il tom-tom dopo un po’ non ti lascia molte speranze, ma la speranza è l’ultima a morire lo stesso, anche alle 8 di mattino. Quindi, via di corsa contro il tempo come Michael J. Fox sul finire del primo Ritorno al futuro, ma senza fulmini che ti aiutano, a piedi lungo il Terminal 2 con quattro bambini che devono andare in bagno, un neonato che piange, la prospettiva di passare il Natale nel parcheggio di Malpensa, dove allo stop & go è stata abbandonata la macchina pur sapendo che ogni 10’ il tassametro ti segnerà 5 euro da pagare al ritorno 15 giorni dopo. La coppia che scoppia con le duecento valige a rotelle cinesi che ovviamente s’inceppano alla prima curva (ma cosa volevi per quello che le hai pagate?) ed i diversi sacchetti della merenda in mano – perché ogni viaggio familiare che si rispetti deve tener conto di ogni bisogno, ma anche del bilancio dell’impresa, in altre parole prevedere sufficienti beni di intrattenimento e sopravvivenza per tutti (giornalini, libri, cd, dvd, cuffie, fogli, pastelli, brioche, biscotti, cioccolate, succhi di frutta, bibite e patatine).

Beh, si, la voglia di raccontare le nostre cronache è venuta proprio lì. Sull’orlo di una crisi di nervi al primo giorno delle vacanze, perso l’aereo e finiti gli intrattenimenti, proprio in quel parcheggio high-cost di Malpensa. Marziane perché incontrare una persona con cui fare una famiglia è una fortuna, avere un figlio (oggi, come ieri) è sempre un dono, ma già di per sé una bella avventura, averne due un’impresa (frutto spesso di una decisione complessa o di una improvvisa leggerezza), farne tre, diciamocelo francamente, una pazzia, quattro una di quelle cose che Roy il replicante di Blade Runner diceva di aver visto solo oltre i bastioni infuocati di Orione e che noi, quando eravamo umani, non avremmo mai potuto immaginare…

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