Luca/ Aprile 20, 2018

Volendo e dico volendo iniziare questa rubrica in  modo anacronistico, parlerei del Living Theatre.

In realtà penso  che parlare oggi di ciò che dicevano quegli anarchici del teatro sia  contemporaneo, sia parlare di contemporaneità, o almeno dovrebbe esserlo, dovrebbe esserlo per ogni buon cittadino,  ogni buon spettatore, ogni buon teatrante.

Non passa inosservata la triade che ho nominato, come  il mistero teologico della trinità insegna, così anche  noi possiamo essere uno e trino per cui cittadino, spettatore e teatrante insieme  diventando così divini.

Questa idea di parlare del living in questa rubrica nasce dal racconto di Francesco Paolella  che nel libro “Una volta alla Rosta c’era il mare” narra le loro gesta teatrali negli anni 70  a Reggio Emilia ed in particolare le loro azioni teatrale alla Rosta. Ne sono la prova le foto del libro che vi invito a leggere, potete trovarlo alla biblioteca della Rosta, chiedete di Luciano il bibliotecario.

Inoltre  sono affascinato dal loro mondo teatrale   ed umilmente cerco di cogliere ciò che loro hanno seminato.

Mi capita spesso  di interrogarmi su alcune questioni profonde legate al teatro ma anche alla società in cui viviamo e trovo un affinità   con le domande e le riflessioni che il Living poneva.

Non voglio essere  e non sono uno storico del teatro e nemmeno un esperto della storia del Living

Mi interessa solo lasciare delle suggestioni su quello che è stato il loro teatro parafrasando qui alcune riflessioni e soprattutto lasciando spazio alla curiosità di chi poi se vuole può approfondire.

Introducendo il discorso (suggestioni dal Living)

“Non dobbiamo difendere il nostro sistema di vita, questo è il sistema della morte prematura, morte da governo, morte da armi, morte da oppressione, morte da povertà, morte da stivale  razzista, morte da legge, morte da polizia, morte da guerra umanitaria, veleno nell’aria, morte da educazione, il deterioramento nelle comodità, la terribile morte da frigorifero pieno, morte da benessere, morte da possesso, morte da falsità, il mio dolore allo stomaco, il cancro alla schiena, le pestilenze che distruggono corpi sempre più malfatti per amare, stiamo perdendo l’esistenza.

Dobbiamo quindi, Fare qualcosa di utile. Nient’altro interessa. Nient’altro interessa il pubblico,  se non , stimolare sensazioni, iniziare un’esperienza, risvegliare la consapevolezza, far battere il cuore, circolare il sangue, colare lacrime, dar voce alle  grida.

Nel riso e nel pianto  i muscoli si muovono, il corpo prova  e trova le sensazioni per liberarsi dai metodi di morte. In questa ricerca l’essere umano si libera”

Alcune domande del living sul teatro e sul mondo  dal 1963 al 1968

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About luca

Luca Delmonte del Teatro Delle Brame provo a scrivere le mie suggestioni, visioni, immagini e progetti di teatro. Per un teatro fatto dalle persone per le persone, un teatro di trasformazione sociale. nei quartieri , nelle strade, cercando di organizzare la primavera.