Alessandro/ Ottobre 15, 2018

P.: “Ieri ho sentito questa canzone. Sono tagliato fuori dalla musica italiana. Devo dire che questa mi piace!”

A.: “L’album prima era squisito. Sentiti Gaetano”

La persona tagliata fuori dalla musica italiana è un amico che vive in Svezia (paese tra i maggiori esportatori di musica) da 10 anni e l’artista oggetto della conversazione è Calcutta. Calcutta (Edoardo D’Erme) fa parte della cosiddetta scena “indie” italiana (sempre che abbia ancora senso usare il termine indie).Leggevo da qualche parte che il termine “indie” negli USA é ancorato più al suono (originale e alternativo) in sé mentre in Italia è più legato ai temi (sociali) trattati, ed é probabilmente vero visto che dal punto di vista musicale puro, solo gli Afterhours (che sono di un altro pianeta) si distinguono. In entrambi i casi resta il fatto di non essere legati alle etichette major.

Ma se volessimo indicare qualche nome a questo amico tagliato fuori dalla musica italiana?Calcutta fa parte di un “nuovo”, e più o meno giovane, cantautorato italiano che annovera al suo interno Brunori Sas, Motta, Colapesce, Iosonouncane, Cosmo, e qualcun altro ancora. Fanno tutti musica abbastanza diversa tra loro (si va dal Brunori stile De Gregori/De Andrè all’elettronica di Cosmo) ma probabilmente hanno quasi tutti un minimo comune denominatore in Bugo (e un po’ in  Rino Gaetano), oltre ai soliti grandi nomi. La cosa interessante è la collaborazione trasversale tra alcuni di loro (Iosonouncane ha prodotto l’ultimo album di Colapesce ad esempio). A proposito di Brunori vorrei segnalare “L’uomo nero”, bellissimo pezzo contro il razzismo che ha vinto il premio Amnesty International 2018 – Voci per la libertà. Vista l’aria nera che tira vale la pena ricordarlo!!Tra le donne spiccano i nomi di Levante (già nota al grande pubblico), Maria Antonietta e Rachele Bastreghi dei Baustelle. Tutte molto brave e con delle voci belle degne eredi di Cristina Donà e Carmen Consoli. E tra i gruppi? Sicuramente gli Zen Circus hanno fatto un percorso straordinario (ormai arrivati al 5° album interamente in italiano dopo qualcuno in inglese e tanti concerti). E poi gli Ex-Otago, i Ministri, i Cani e il Teatro degli Orrori. Nota a parte “meritano” Lo Stato Sociale e Thegiornalisti. I primo sono stati catapultati, grazie all’esperienza sanremese, nell’olimpo musicale e ormai sono diventati una band “di culto” ma forse “non sono più così indie” (tanto per parafrasare una loro canzone); la cosa scioccante è che qualcuno, a sinistra, ne ha fatto un po’ una bandiera della canzone di protesta!! Anche i Thegiornalisti hanno trovato la via per il successo con il loro pop dal sapore anni ‘80 e Tommaso Paradiso (il leader della band) è ormai al centro della musica leggera italiana date le continue collaborazioni con gli artisti più disparati (vedi Elisa, Takagi e Ketra, J.Ax e Fedez, etc.). Insomma sembra che il grande fan di Vasco punti a diventare più famoso del suo eroe.

Questi sono i nomi più noti (almeno per me), ma c’è tanto altro ancora più “indie” (nel senso di meno conosciuto): Nicolò Carnesi, Giorgio Poi, Colombre, Willie Peyote, Edda, Giovanni Truppi, Enrico Lanza “Mapuche”, i Canova e i Coma_Cose e chissà quanti altri. E non scordiamo Vasco Brondi (non un novellino) che tra l’altro ha annunciato la chiusura, dopo 10 anni, del suo progetto “Le luci della centrale elettrica” per un futuro incognito. Sia chiaro: nessun Guccini, nessun Claudio Lolli (che ad Agosto ci ha lasciato), nessun Freak Antoni, nessun Rino Gaetano..però tanta buona, e a volte ottima, musica.

Caro amico svedese come vedi non hai che l’imbarazzo della scelta. Intanto ho cominciato ad ascoltare i Car Seat Headrest come mi avevi suggerito un po’ di tempo fa e devo dire che sono potenti.

Vi ses snart

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