Doc/ Ottobre 24, 2018

Spiragli di luce nella nebbia reggiana possono arrivare anche da distante, dalla terra del sole per antonomasia.

Migrante al rovescio mi trovo qui a Palermo da cinque anni dopo sedici anni di pianura emiliano romagnola di cui ben otto trascorsi da reggiano acquisito. Tutto mi affascinava da giovane della “Rozzemilia” conosciuta tramite i CCCP, Tondelli e il mito del socialismo dal volto umano.

Forse per quello che posso comprendere da qui, l’hub di via wybicki è un tentativo di vivere con la quotidiana normalità i piccoli/grandi cambiamenti che la globalizzazione ci impone, o che forse ci imponiamo noi stessi per non soccombere all’abitudine. In questo, se ho colto anche minimamente lo spirito dell’iniziativa, riconosco tutto lo spirito emiliano di affrontare la vita, uno spirito positivo che sicuramente ha dei caratteri cosmopoliti, che può affascinare e coinvolgere istintivamente anche chi reggiano, emiliano o padano non è. Uno spirito che forse sta rischiando di annacquarsi stando ai report che mi giungono dai tanti amici reggiani con i quali sono tuttora in contatto.

Palermo si muove sotto i miei occhi e cambia in maniera spesso caotica e disordinata come buona parte dei suoi abitanti, si riscopre e si arricchisce anche grazie alle tante iniziative che l’Europa, intesa come opportunità di scambio culturale e sociale fra popoli, la incoraggia e la stimola a sviluppare. Nella riscoperta del suo ricco passato, fra mille contraddizioni sia chiaro, Palermo ha individuato nell’accoglienza e nello sforzo di integrare uno scopo, un tentativo di implementare un modello di sviluppo socio-economico che le permetta anche strumentalmente di tornare viva pur essendo apparentemente distante dai “circuiti che contano”, quella distanza che in passato l’ha condannata ad essere povera e contaminata e rischia tuttora di lasciarla ai margini. In questa marginalità forzata, dalla vicinanza con i paesi mediterranei più in difficoltà, Palermo sembra voler trovare la sua originalità e forse in parte la sua forza ed il suo riscatto.

Questa finestra mi piacerebbe aprire per l’hub di via Wybicki, un piccolo ponte per provare ad immaginare, oggi che sembra così difficile, che “tutto il mondo dovrebbe essere un paese” e che in ogni quartiere ci si potrebbe sentire sempre un po’ a casa, anche per vincere quel po’ di nostalgia che ogni tanto prende la mano a noi migranti…

 

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