Federica/ Ottobre 30, 2018

Hamina mi ha aperto le porte di casa sua per la prima volta.
in un palazzone popolare fatiscente e parzialmente inagibile, ha un buco di 40 mq. con poche cose, ma riposte in ordine su 3 mobili anni 60, in cui vivere.
c’è odore di casa pulita e senso di serenità familiare, che ti accolgono appena entri nonostante quelle tristi tende spaiate, inguardabili.

Hamina rovista in una borsa mentre mi chiede cosa preferisco, se un bicchiere d’acqua o il suo te marocchino, intanto, se la ride perché vedo per la prima volta la sua casa dei poveri, dice.
io appoggio i pacchi delle mie cose ben tenute, mi siedo col fiatone dopo 4 rampe di scale, sulla sedia che Hassan mi ha preparato tutto contento, assieme al bicchiere d’acqua che ho scelto.

Hassan, 12 anni con le sue infradito numero 40 abbandonate sotto la tavola, si fionda scalzo sui libri, con un sorriso splendido e tanta voglia di dirmi che domani ha un compito in classe di francese piuttosto difficile, ma che a tutti costi deve arrivare a prendere un 9.
mi racconta che prende lezioni perché vuole capire tutto, mentre la sua mamma con ancora il grembiule da lavoro, mi porta i tipici biscottini x il te con una sfilza di orecchini marocchini che mi vuole regalare.
ne scelgono un paio con l’approvazione di Hassan.

Hamina ha la mia età, non è mai stata bellina, per questo si è sposata dopo i 30 anni in un matrimonio combinato in Marocco.
il marito ha festeggiato la prima notte di nozze, ottenuto di venire in Italia qualche giorno dopo grazie a lei e sparire con la stessa velocità con cui ha consumato quelle ore.
Hamina, rimasta sola, scopre di essere incinta e continua a pulire i cessi delle famiglie più facoltose del mio paese.
la conosco per essere la donna con le tette più grandi della storia, quelle che hanno riempito il camerino del mio negozio di intimo ventiquattro anni fa.
comprava reggiseni special da 29,90 euro, portandomene rigorosamente 5 ogni mese, senza mancare mai.

intanto, qualcuno suona alla porta. entra un signore anziano, allunga un pacco di riso ad Hassan mentre lui contraccambia con una baguette.
si salutano gentilmente augurandosi buona cena.

da quando è nato Hassan, 12 anni fa, la chiamo regolarmente ogni anno per darle tutti i vestiti che ai miei figli non entrano più, come fa sempre Chiara con me e i miei figli. Quando lo incontro, mi fa sempre la festa e io la faccio a lui, perché mi fa piacere vederlo in ordine con le cose che ho amato e che continuo ad amare su quel bel muso con gli occhi che ridono.

stasera sono uscita da quella casa con una grande felicità dentro, di quelle che non si posso comprare, ma riscattare solo dalla vita.
quella di aver visto l’emozione negli occhi di una donna perche mi sono seduta alla sua tavola ammirando ed elogiando il suo figliolo, il suo grande patrimonio;
la maturità di un 12enne, con le infradito ciondolanti e la penna in bocca, che mi ha detto che gli piace studiare, che vuole capire tutto anche se fa noia, perché studiare può aiutare la sua mamma a fare meno fatica.
Hassan ha un italiano praticamente più corretto del mio ed un educazione esemplare.

io sono davvero contenta che una Donna che ha lottato da SOLA, pulendo costantemente dei cessi, che i sacrifici le segnano 15 anni di più, sia riuscita col suo cuore, la sua umiltà, la sua motivazione a formare una bella persona come Hassan, lasciando a margine tutti i rancori di un mondo crudele.

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