Associazioneviawybicki/ Novembre 14, 2018

Lariana Vecchi è stata per quarant’anni e più la bibliotecaria della Rosta. Ha visto nascere e crescere la prima biblioteca decentrata nel comune di Reggio.

L’abbiamo incontrata (ovviamente in una sala della biblioteca) per farci raccontare le origini della biblioteca e il contesto di partecipazione diffusa che ha permesso di farla diventare nel corso degli anni, anzi dei decenni, un luogo aperto e utile alla vita del quartiere e, con esso, di tutta la città. Ecco una sintesi delle sue parole:

“La biblioteca è nata nel 1972 su richiesta di un gruppo di cittadini del quartiere, molti dei quali erano già impegnate nel Comitato di gestione della scuola “Anna Frank”. Dal quartiere era emersa la richiesta di uno spazio dove potersi ritrovare.

Il Comune individuò nello stabile che ancora ci ospita, e in particolare nei locali al primo piano, gli spazi adatti per creare un centro per la lettura, ma anche un centro per l’ascolto della musica, con una importante raccolta di dischi in vinile. Per tante persone che abitavano qui, per i loro figli soprattutto, non esisteva un luogo dove incontrarsi e fare cose. La biblioteca è stata da sempre una risposta ai bisogni sociali, e soprattutto alle famiglie più povere di mezzi. Per questa sua vocazione, la biblioteca non doveva essere un posto rigorosamente austero, per forza silenzioso. Doveva e deve continuare a essere piuttosto un luogo vivace, il più possibile libero, dove fare cose diverse. La biblioteca era in fin dei conti un prolungamento della piazza, delle case.

Grazie a un investimento forte e prolungato nel tempo degli amministratori di allora, la “Rosta” si è affermata come una biblioteca davvero innovativa. Qui è stato introdotto per la prima volta in provincia il sistema di catalogazione decimale Dewey; e alla “Rosta” per la prima volta i libri sono stati a scaffale aperto, direttamente disponibili per gli utenti.

La biblioteca si è da subito caratterizzata come spazio per i giovani. Fra l’altro, l’inaugurazione avvenne con la partecipazione di Gianni Rodari, che allora si trovava a Reggio, ospite dell’asilo “Diana” per preparare poi la sua Grammatica della fantasia.

E non soltanto un luogo per la lettura, come dicevo. Sicostituirono fin da subito dei gruppi di interesse formati da ragazzi perorganizzare il tempo libero. Ripeto: nel quartiere non c’era niente, nonc’erano associazioni e strutture alternative. Così il gruppo di foto grafiapoteva usare una stanza nel piano interrato come camera oscura. Il gruppo diteatro organizzava eventi e spettacoli nella piazza del quartiere.

Ancora, voglio ricordare che sempre negli anni Settanta nella nostra biblioteca si svolgeva un altro evento importante: gli incontri di “Musica e realtà”, con gruppi di ascolto guidato e concerti in piazza o nella palestra della scuola media.

Il gruppo del cinema, poi, ha finito per lasciare il segno,caratterizzando tutta la biblioteca come biblioteca specializzata in cinema(potenziando gli acquisti di film, saggi e riviste in primo luogo). E sempre daquel gruppo di ragazzi è poi venuto uno stimolo importante per la creazione delcinema Rosebud. Quei ragazzi organizzavano cineforum, con film anche in linguaoriginale, che venivano anche inviati dal Goethe Institut di Roma. Il mercoledìpomeriggio era dedicato ai film di animazione: mi ricordo di quellicecoslovacchi. E al termine c’era ovviamente tempo per la discussione, perscrivere commenti, per fare disegni…

Estratto da “Una volta alla Rosta c’era il mare” [a cura di] Andrea Pintus  (2014). Edizioni Via Wybicki Libera Associazione di cittadini. Intervista di Francesco Paolella, Andrea Pintus e Daniele Lonidetti

Collocazione [in tutte le biblioteche cittadine]: 307.76

Foto: Archivio fotografico Biblioteca A. Panizzi – Comune di Reggio Emilia

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