Eluccia/ Novembre 23, 2018

Google Earth mi fa vedere tutta la città dall’alto. Se mi avvicino entro nei cortili di palazzi che non sapevo avessero interni così grandi e verdi. In alcune strade mi avventuro trascinando un omino giallo che mi fa camminare tra negozi, vetrine, distese di bar come se fossi lì anche io.

Davanti al cancello del nido ho trovato la mia vecchia Y10! È stata una sorpresa commovente perché è da tempo che non la possiedo più, e non vado neanche più a lavorare…

Tutte le mattine mi portava là, davanti a quel cancello rosso, dopo il consueto giro: pane, giornali, un salto veloce dai miei a controllare che la notte fosse trascorsa tranquillamente, poi via al nido. Se non mi fermavo mia madre comunque mi salutava dal balcone sulla strada, e si sbracciava non appena vedeva uscire la mia Y10, bianca, riconoscibile perché un po’ammaccata, da via Wybicki. Anche dopo che mio papà non c’era più.

Estate e inverno, solo con una sciarpa al collo. Mia madre ha sempre avuto caldo. Poi è diventata un po’ triste, si è ammalata. È alla casa di riposo, ma quando passo cerco con gli occhi il balcone, dove mia mamma però non c’è a salutarmi.

Sul monitor con Google Earth vedo molte macchie verdi, molti parchi in città, meno male.Vedo anche il Parco senza nome. Vedo le cime verdi degli alberi sotto le quali mi piace camminare, la stradina evidenziata in azzurro che lo attraversa. Ma l’omino non riesce a entravi e a percorrerlo. Si ferma agli imbocchi.Non posso sentirmi come le piccole formiche tra le scaglie di corteccia.

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