Doc/ Novembre 28, 2018

Palermo ha ospitato Sabato 20 Ottobre lungo le vie della città la cerimonia urbana (o esorcismo di massa) “Viva Menelicchi”, anticipata venerdì 19 Ottobre dalla proiezione del docufilm “Negotiating Amnesia” di Alessandra Ferrigni.

Wu-Ming 2, membro del collettivo di scrittura creativa bolognese Wu-Ming, in collaborazione con il collettivo di artisti palermitano FareAla e altre realtà associative e culturali locali, ha accompagnato decine di “cerimonianti” lungo un percorso di ben 17 kilometri diviso in 36 tappe.

Scopo della performance è quello di ridare senso alla toponomastica cittadina esorcizzando nello specifico lo spirito maligno del colonialismo italiano concluso con la tragica esperienza della guerra di Etiopia nel biennio 1935-36.

Incredibile a dirsi ma a distanza di ottanta anni dalla guerra di Abissinia e a oltre settanta dalla caduta del regime fascista esistono ancora a Palermo decine di vie e luoghi che richiamano al periodo coloniale.

Al pedone più distratto (quale il sottoscritto) può capitare più o meno quotidianamente di camminare lungo vie dedicate a generali, capitani e gerarchi che come merito ebbero quello di perdere una guerra insensata per di più utilizzando armi chimiche contro le popolazioni locali.
Peggio ancora può capitare di scoprire che nel non lontanissimo 1982 si riuscì ad organizzare nel pieno centro di Palermo una Mostra Eritrea, con tanto di villaggio abissino ricostruito come zoo umano.

Pensandoci bene la domanda che sorge spontanea è: Perché nessuna amministrazione locale si è mai premurata di rimediare? Stride in particolare la contraddizione con una città che si autodefinisce, spesso a ragione, antirazzista e multietnica.

La camminata/rito si è posta come obbiettivo anche quello di riparare simbolicamente a questa mancanza rinominando, tramite nuove cartellonistiche e applicazioni di QR code, alcuni luoghi e vie ed intitolandole a persone che hanno dovuto subire allora ed ancora oggi le conseguenze di una visione razzista (tale è quella coloniale) delle dinamiche politiche e sociali che contraddistinguono anche la città di Palermo.

La toponomastica dunque come strumento di riflessione sulleinfluenze spesso inconsce che l’appartenenza ad un contesto esercita sulquotidiano. Nello specifico come il processo di volontario oblio che interessail periodo coloniale abbia serie conseguenze sui moderni rigurgiti di razzismoche riguardano il nostro paese.

www.wumingfoundation.com

www.fareala.com

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