Giulia/ Dicembre 19, 2018

E’ probabile che la questione sia semplicemente che sto un po’ invecchiando, ma per la prima volta in vita mia ho fatto fatica fisica nella lettura di un libro.

Forse qualcuno avrà provato la stessa sensazione nel leggere “Pastorale Americana” di Philip Roth. Nella nostra biblioteca lo trovate in narrativa (quindi sotto N.ROTH) e anche come audiolibro AL.ROTH.

E’ un libro lungo, prolisso, che entra nei dettagli della narrazione in modo quasi maniacale: in effetti sono stupita di aver imparato così tanto su come si fa un paio di guanti leggendo un romanzo… A volte mi son sentita così stremata dalle descrizioni e dai particolari da essere lì lì per mollare, perché arrivare a pagina 468 è sembrata un’impresa titanica almeno fino a pagina 400… Più di una volta l’ho interrotto per poi riprenderlo e alla fine sono riuscita a terminarlo dopo più di due mesi… e l’ho terminato con uno sforzo mostruoso, solo perché mia figlia da poco ha iniziato a suonare la batteria.

Può sembrare uno strano collegamento, ma il fatto è che quando non ha voglia di fare pratica io le dico che nella vita ci vuole costanza, che le cose non si guadagnano senza fatica e che nessuno nasce sapendole fare ma che queste si imparano con l’esercizio, anche se esercizio spesso vuol dire noia.

Una volta che si dimostra tutta questa saggezza nel fare la morale ad un figlio ci si vergogna come un cane a mettere via un libro solo perché è faticoso leggerlo.

Allora ho tenuto duro.

E ho fatto bene.

Ho fatto bene perché è un libro stupendo (che non per niente ha vinto il Pulitzer) che una volta terminata la lettura si apprezza perché inizia narrando la storia di una persona per poi scivolare nella vita di un altro senza neppure che il lettore se ne accorga, per la complessità di come è narrata la vicenda, perché i fatti non sono completamente svelati ma un po’ si devono intuire da parti diverse dello scritto e il lettore deve fare anche lui uno sforzo di immaginazione per concluderla, e perché alla fine si è fieri di averlo letto.

Leggere questo libro mi ha quindi portato due benefici: il primo è che posso vantarmi di avere letto un premio Pulitzer, bello ma non alla portata di tutti. Il secondo è che ora posso fare la paternale a mia figlia con la coscienza pulita. Povera lei. E pensare che è tutta colpa di Philip Roth, che non sa neanche chi è.

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