Eluccia/ Gennaio 31, 2019

Anche mia nonna, ora che ci penso, mi raccontava perché i merli sono neri e perché questi giorni così freddi sono loro intitolati.

Era bello ascoltarla, in cucina vicino alla stufa in cui bruciava un ciocco di legna che mio padre aveva spaccato con la scure e da cui avremmo poi ricavato le braci per scaldare il letto gelato, dentro nella padellina, sotto le assicelle del prete, quello strano attrezzo che teneva sollevate le coperte per spandervi quel tepore in cui ricordo di essermi addormentata diversi inverni.

Mia nonna me la raccontava ogni anno, solo in quei giorni. Senza mai modificare le parole o la sequenza consentendomi di prevenirla nei diversi passaggi, cosa che mi piaceva molto.

Forse ripeteva con me quel rito che i contadini una volta ripetevano, con proverbi, o fole, o storie per ogni avvenimento che la natura e il ciclo dei giorni riproponeva, e forse la sua nonna Lucia gliele aveva raccontate quando era lei stessa una bambina, nella stalla, al caldo vicino alle mucche.

I merli erano bianchi, una volta, e il freddo di gennaio aveva spinto una femmina a ripararsi in un comignolo assieme ai suoi piccoli. Quando ne sono usciti, dopo due o tre giorni, la fuliggine ed il fumo avevano sporcato le piume candide che non sono più tornate tali proprio per ricordare quel momento così freddo.

Anche la mia maestra, alle elementari, ce la raccontava, chiedendoci di fare il riassunto. Ma non aveva più la magia delle parole della nonna.

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