Fortunato/ Febbraio 5, 2019

La campana d’ingresso è suonata, i ragazzi sono tutti on-line.

Durante la prima ora di lezione si compie il backup e ripristino al più recente salvataggio eseguito durante l’ultima ora di lezione del giorno prima, operazione non sempre pianificata e condotta al termine con successo. Tutto questo mentre le nuove notifiche modificano lo stato sulle varie app, quello emotivo, quindi cerebrale ed esistenziale.

La seconda ora si vive nell’attesa della terza, quella dell’intervallo, del panino, dell’incontro con la morosa, con il compagno di gioco. Vola via lasciando confusione, agitazione, distrazione.

Metà della quarta ora serve per un nuovo ripristino, il tutto mentre le notifiche segnalano che la vita on-line continua.

La mattinata è trascorsa, i docenti hanno più volte richiamato all’attenzione, spiegato, interrogato, corretto i compiti e assegnati di nuovi per i giorni a venire.

Nell’ora di italiano si va avanti con Leopardi: la teoria del piacere. L’argomento, o meglio la parola piacere, aggancia l’attenzione dei cyberscolari. Una breve ed epidermica discussione, qualche esempio, portano alla conclusione che una connessione senza limiti in ogni luogo potrebbe essere un rimedio al pessimismo cosmico. Nessun bisogno di immaginare, ricordare, attendere un indeterminato piacere futuro. La rete fa fuori la ragione, annulla i limiti spazio-temporali, categorie del pensiero che di fatto molti nativi digitali non hanno interiorizzato. Ecco composto un nuovo, infinito, disorientamento.

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