Andrea/ Febbraio 8, 2019

Questa settimana è volata via e siamo già a venerdì e nessuna idea è andata in circolo…ma scherziamo?!

Nei classici discorsi da bar, autobus, macchinetta del caffè, è un luogo comune dichiarare il proprio bisogno di evasione, fuggire dagli impegni, scappare dalle quattro mura di casa-scuola-ufficio-fabbrica-officina. Insomma, nessuna originalità nell’idea che stare un po’ all’aria aperta – per fare ognuno quello che gli pare: tirare due calci ad un pallone, leggere un libro, giocare a nascondino – farebbe proprio bene a noi tutti, tanto più ai nostri figli così sempre più chiusi dentro i nostri/loro smartphone/tablet e diavolerie tecnologiche varie. E sia. Io ci provo, a prescindere degli altalenanti esiti che ottengo, a buttarli fuori di casa, i miei figli, nei rari momenti che non sono in piscina, calcio, taekwondoo, teatro, o che non sono io distrutto, ma il punto è, quando oramai il tiepido sole invernale (quando c’è) passa la mano all’imbrunire, dove li porto? Accetto consigli. Nel frattempo, ho pronta una soluzione: nei parchi ovviamente.

C’è stato un tempo che tra le meraviglie di Reggio Emilia ero solito enumerare i parchi, o meglio, la catena infinita di parchi, parchetti, aree verdi, che senza soluzione di continuità avvolgono letteralmente alcune porzioni di città. Erano ancora i tempi in cui si faceva della manutenzione pubblica, in ogni circoscrizione fiorivano i volontari del verde, ed io, venendo da fuori, ignoravo appieno il senso delle stagioni reggiane. Diciamocelo francamente, Reggio non sta sul mar mediterraneo e nel lungo inverno padano, per giorni il cielo è illuminato di bianco-grigio, che piova o che non piova, l’umidità ti entra lo stesso attraverso le fessure dei cappotti dentro fino ad ogni più recondito angolo della tua anima, e l’infinita distesa verde si trasforma a volte in una woodstock di di fango e foglie secche bagnate, che sconsiglia ogni approccio green se non in tuta mimetica. La fortuna della ricca rete di biblioteche locali, diventate i veri centri socio-culturali sul territorio, forse è dovuta anche a questo: il bisogno di un asilo protetto, all’asciutto, accessibile, piacevole e fruibile a tutti gratuitamente e senza scopo di lucro, dove passare costruttivamente il proprio tempo, libero anch’esso.

Insomma, dato che i cambiamenti climatici probabilmente non renderanno Reggio Emilia una città climaticamente migliore nel breve periodo, non si potrebbe nel frattempo adibire almeno uno – o se non altro una parte di uno – degli innumerevoli e rinnovati grandi spazi comunali (chiostri, officine, centri internazionali) a parco pubblico indoor?

Secondo me a Cavriago non la troverebbero una cosa originale, ma pensate un po’ quelli di Parma che invidia!

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