Alessandro/ Febbraio 14, 2019

Passato Sanremo, che praticamente non ho visto ma di cui ho sentito parlare molto anche se non per la musica, pensiamo a San Valentino..Ho fatto qualcosa che non avevo mai pensato di fare: scrivere di una singola canzone, che è riduttivo definire solo una canzone. E ora mi sento un po’ centrifugato da questo pezzo che dà l’idea di essere stato per qualche minuto nella lavatrice.

Il pezzo in questione l’ho conosciuto qualche tempo fa, guardando “1992”, bella serie TV incentrata su Tangentopoli  con colonna sonora curata da Boosta (Subsonica). Quando l’ho sentito, nel finale di una delle puntate, mi ha colpito in maniera viscerale; quando l’ho ascoltato per intero, sono rimasto inebriato fino ad ascoltarlo decine di volte, quasi ossessivamente e oggi mi è tornato in mente improvvisamente.

Il gruppo che suona il pezzo, l’avevo sentito nominare qua e là ma, colpevolmente, non avevo mai ascoltato nulla. Parlo degli Slint, il pezzo, grandioso, è Washer. Il bello della musica è anche questo: sentire un pezzo per caso e poi scoprire un mondo (che magari hai sempre sfiorato).

Gli Slint, band di Louisville (Kentucky), sono durati veramente poco: 6 anni dal 1986 al 1992, 2 LP ed un EP prodotti dalla Touch and Go Records. Progenitori del post-rock/slowcore sono quasi unanimemente riconosciuti come una delle band più importanti ed influenti della musica nonostante i soli 2 album (tra l’altro non di grande successo commerciale), mentre sulle sponde del pacifico imperava il grunge degli Alice in Chains, Nirvana, Soundgarden e a Los Angeles i Guns N’ Fuckin’ Roses.

L’album da cui è tratto Washer, è il loro secondo e ultimo album: Spiderland del 1991. Un album, non facile, considerato una pietra miliare della musica indipendente e del rock che si trasforma e che va oltre il rock stesso. Se dalle parti di Seattle si vira più verso l’hardcore, la band di Lousville cerca la contaminazione. E veniamo a questo capolavoro di rara intensità musicale e con un testo che è vera poesia.

L’attacco del pezzo è lento ma subito martellante fino ad arrivare, dopo un minuto, ai primi versi “Goodnight my love, Remember me as you fall to sleep” (Buonanotte amore mio, ricordati di me quando ti addormenti) ma non si tratta di una serenata all’amata; dopo qualche verso il pezzo prosegue recitando: “I won’t be back here, Though we may meet again” (Non tornerò qui, anche se potremmo incontrarci ancora). Mentre chitarra, batteria e basso avanzano come piccole scintille ossessive ma senza irrompere, la voce diventa sempre più flebile: “Every time I cried for fear, it was just a mistake that I made” (Ogni volta che ho pianto perché avevo paura, ho solo commesso uno sbaglio).

Cambio di registro, ora la musica si fa più pungente e pressante, e la voce è quasi spettrale: “Please, Listen to me, don’t let go..promise me the sun will rise again” (Per favore ascoltami, non lasciare andare…promettimi che il sole sorgerà di nuovo); fino ad arrivare agli ultimi versi, rabbiosamente rassegnati, preludio all’esplosione: “I too am tired now….My head is empty, My toes are warm, I am safe from harm” (anch’io sono stanco adesso…la mia testa è vuota, le dita dei miei piedi sono calde, sono al sicuro dal dolore).

Dopo 6 minuti e 50 secondi circa, i tormenti interiori deflagrano furiosamente in pura distorsione  piena di angoscia; solo 30 secondi che sembrano non dover finire mai. Ma la rabbia si scioglie e svanisce sommessamente nell’arpeggio iniziale, quasi come a chiedere scusa per l’improvvisa esplosione. E così finiscono questi pochi minuti nella lavatrice!

Non è una serenata, forse è un addio? Sicuramente qualcosa si è rotto, e un’amara e disperata consapevolezza pervade il testo e la musica eccetto per quell’esplosione che è quasi un grido di disperato di inutile ribellione.

Ecco il testo completo e il pezzo..e buon S. Valentino!

Goodnight my love
Remember me as you fall to sleep
Fill your pockets with the dust and the memories
rises from the shoes on my feet
I won’t be back here
Though we may meet again
I know it’s dark outside
Don’t be afraid
Every time I ever cried for fear
It was just a mistake that I made
Wash yourself in your tears
And build your church
On the strength of your faith
Please
Listen to me
Don’t let go
Don’t let this desperate moonlight leave me
With your empty pillow
Promise me the sun will rise again
I too am tired now
Embracing thoughts of tonight’s dreamless sleep
My head is empty
My toes are warm
I am safe from harm.

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