andrearossella/ Marzo 8, 2019

182 scatole
35 elementi di arredamento
24 cassette
6 persone
5 valigie
7 zaini
20 ore di scoraggiamento
70 braccia
134 ore di lavoro

In questi numeri si sintetizzano le dimensioni della nostra casa, del tempo e della fatica di traslocarla ad altra destinazione.

Il periodo che precede il trasloco alcuni sintomi di una situazione di criticità psico-emotiva si sono manifestati con forza: giramenti di testa a causa dei numerosi slalom tra pile di scatole che si ergevano pericolanti in ogni ambiente della casa; il rotolo di scotch e il pennarello erano diventati estensioni delle braccia, era un lontano ricordo il tempo in cui le mani servivano per fare cose diverse dal chiudere scatole con lo scotch e scrivere sopra il contenuto; nelle tasche non c’era più posto per lo smartphone, probabilmente sotterrato in qualche scatola, ma solo per scotch e pennarello di ricambio; ogni volta che ci sedevamo, con un gesto automatico, aprivamo un paio di scatole ancora piegate e le preparavamo aperte nelle stanze, pronte ad essere riempite.

E mentre abbiamo impacchettato il contenuto di ogni mobile, di ogni armadio, di ogni cassetto, abbiamo preso consapevolezza di avere impacchettato la nostra casa ma non la nostra vita. La vita della nostra famiglia si concretizza nelle nostre relazioni, nell’affetto che proviamo l’uno per l’altro, nelle presenze e nelle assenze di ciascuno di noi rispetto agli altri, non nelle nostre cose.

Eppure nei nostri cassetti ci sono tanti elementi che “condiscono” la nostra vita: le foto dei momenti che desideriamo ricordare, i quaderni che raccolgono i nostri pensieri, i libri che ci hanno segnato.

Si sa: il condimento non è una parte secondaria di una pietanza. E, anche se è solo condimento, si merita la fatica del trasloco.

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