Luciano/ Aprile 6, 2019

Ma chi l’ha detto che i bambini non leggono, che stanno tutto il giorno incollati allo schermo dell’iphone o della tv? Che vogliono solo giocare a pallone o chattare con le amiche? Che quando vedono un libro scappano terrorizzati? Io non ci credo.

Non tanto perché qualche statistica sembrerebbe dire il contrario (dalla Fiera del libro per ragazzi di Bologna ci dicono che in dieci anni il settore ragazzi è raddoppiato rispetto a tutto il mercato editoriale) ma soprattutto perché in biblioteca ne ho continuamente la prova.

Come qualche giorno fa, quando settanta ragazzi di quarta elementare hanno tempestato di domande Matteo (De Benedittis), autore di un libro che parla di un bambino che vuole a tutti i costi catturare un dinosauro. E non parlo di un divo della tv o di un calciatore che ha scritto un manuale per diventare famosi.

L’autore in questione è infatti uno delle nostre parti, ha pubblicato solo un paio di libri e nemmeno nelle scuole è ancora molto conosciuto. Però, ha trovato la chiave per incuriosire i propri lettori, attraverso un linguaggio e un vocabolario che fa coincidere le parole con l’entusiasmo di un bambino convinto che i dinosauri esistano davvero.

Tanto che i ragazzi non volevano sapere cosa sono una ‘strambotrappola’ o una ‘svolazzappola’ (lo sanno già), ma piuttosto come inventa le storie, quanto scrive in un giorno, quando ha iniziato a scrivere oppure, domanda ovvia, se ha mai visto un vero  dinosauro. E allora, osservando il nostro scrittore un po’ stordito dopo più di un’ora di domande a raffica e richieste di autografi, sorge spontanea la domanda: non è che, se noi diamo le giuste occasioni, i nostri bambini potrebbero dimenticare ogni tanto l’iphone o la tv e mettersi a leggere, ad esempio, un librone alto tre nani da giardino e con le pagine fatte con la pelle di dinosauro?

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