giulia/ Aprile 19, 2019

Nel 1999, al primo anno di università, ho dovuto affrontare per la prima volta una coppia (perché erano due architetti, sposati, a tenerci il laboratorio) di professori imbecilli. Direte: che fortuna averli trovati il primo anno di università e non prima. E io dirò: avete perfettamente ragione. A tutt’oggi non ho capito a cosa sia servito questo laboratorio per la mia crescita scolastica e professionale, ma senz’altro è stata una Grande Lezione di Vita.

Il fatto è stato questo: ci avevano richiesto di partire con qualcosa che fosse legato alla letteratura (non mi ricordo neanche perché… in una facoltà di disegno industriale..) ma in fase di esame avevo cominciato il mio discorso dicendo che il mio rimando era Charles M. Schulz perché con le sue strisce per me comunicava molto di più che poeti in poesie molto lunghe. Io non sono mai stata brava a parlare, se non mi preparo i discorsi sbaglio regolarmente le partenze e risulto banale e impreparata. E in effetti, a conferma di questo, la frase in questione è una delle peggiori mai pronunciate in un ateneo. Da lì però è partito un esame che è stato una contestazione dietro l’altra su tutto quello che dicevo, un’umiliazione interminabile e microfonata davanti a tutto il corso che mi ha devastato. Inoltre mi sono trovata un 24 sul libretto che mi ha fatto ancora più imbestialire perché a quel punto avrei trovato più dignitoso un 18 tondo tondo.

Adesso che sono passati 20 anni cerco innanzi tutto di prepararmi un po’ meglio i discorsi e di non dire scemenze del genere (cosa che non mi riesce sempre, a dire il vero), ma soprattutto ho imparato che a volte succede di subire ingiustizie da persone idiote e mediocri, che comportandosi così dimostrano solo il loro valore. L’umiliazione è sempre sbagliata: questo è ciò che mi hanno insegnato questa coppia di Emeriti.

L’altra cosa che mi è dispiaciuta è che questi due si sono concentrati su una frase mal riuscita e non su quello che volevo comunicare loro. Sono anni che venero Schulz, ho letto e riletto le sue raccolte decine di volte. Da sempre sullo schermo secondario del computer su cui lavoro si snocciolano, una diversa ogni cinque minuti, 51 anni di strisce domenicali che non mancano di farmi sorridere, commuovere e dare momenti di grande tenerezza anche nella giornata più insopportabile. Sono state scritte tante cose su di lui, saggi che raccontano e spiegano e interpretano la psicologia complessa di questi personaggi, ma io non sono mai riuscita a leggere questi trattati. Per me la poesia di Schulz è immediata e i sentimenti sono comunicati in modo così cristallino che non serve dire altro. L’unico che è riuscito a descrivere bene i miei sentimenti è stato Umberto Eco in poche righe della sua prefazione scritta per “Arriva Charlie Brown”:

(…) Se diciamo che Schulz è un Poeta lo facciamo anzitutto come sfida e presa di posizione. L’affermazione “Schulz è un poeta” vale per “noi amiamo incondizionatamente, fervidamente, ferocemente, intollerantemente Charlie M. Schulz e non permettiamo che sia discusso, chiunque affermi il contrario o è un malvagio o è un illetterato”. (…)

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