Fortunato/ Maggio 5, 2019

Mi capita di leggere articoli o di ascoltare per radio o tv servizi sull’inquinamento del pianeta e gli sprechi energetici ed alimentari della nostra società. Di apprendere quali gravi squilibri generano all’ecosistema del pianeta blu.

Allora mi indigno e rinnovo l’impegno a porre più attenzione nelle piccole cose di ogni giorno: differenziare correttamente, non sprecare acqua, acquistare e preparare cibi in quantità adeguate per evitare spreco, quando posso, preferire la bici all’auto.

Poi, mi ritrovo a partecipare all’assemblea di classe nella scuola frequentata dai mie figli. Dove, dopo le comunicazioni su aspetti didattici e disciplinari, obiettivi raggiunti, difficoltà dei singoli o del gruppo, progetti conclusi o da avviare, l’intervento di un genitore porta il discorso sul tema mensa. E sì, perché i nostri figli sono iscritti al tempo lungo, quindi pranzano a scuola.

Ecco, emerge che i genitori chiedono ai propri ragazzi cosa hanno mangiato e loro, delle portate del menù giornaliero, riferiscono cosa hanno apprezzato e cosa no. Di ogni singolo piatto, quanto hanno mangiato e quanto è finito nel bidone. E poi aggiungono che ci sono piatti ricorrenti con porzioni anche abbondanti che finiscono per intero nel pattume. Capita, addirittura, che per via dell’eccessivo condimento risulti sgradevole, disgustosa, stomachevole anche la pasta in bianco. Le maestre confermano quanto i bambini raccontano a casa.

Quando nel corso della discussione arriva il mio turno chiedo alle maestre: potreste indicarci in percentuale e arrotondando per difetto quanto cibo viene buttato?
Risposta di una delle maestre: senza esagerare il 50%. Le altre cinque maestre presenti annuiscono.

L’ente che gestisce la refezione, all’inizio di ogni anno scolastico, invita i genitori a partecipare all’incontro di presentazione del servizio. Agli incontri cui ho partecipato, eventuali proposte ed osservazioni dei genitori, sono state per lo più respinte facendo appello a regolamenti sanitari, linee guida regionali, LARN, procedure HACCP.

Riconosco lo sforzo che l’amministrazione comunale compie per favorire la partecipazione. Tuttavia, nell’esperienza che ho avuto, si è concretizzata solo una partecipazione fittizia che ha finito per ridurre i partecipanti a semplici spettatori.

Solo una reale partecipazione può portare ad un maggiore coinvolgimento, e a sua volta portare al mutamento necessario per migliorare il servizio e ridurre gli sprechi.

Non ultimo, si pensi all’impatto educativo che tale spreco produce sui nostri figli, che non possono che imputare a noi la responsabilità dello sperpero.

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