Alessandro/ Maggio 16, 2019

“C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” cantava Gianni Morandi e poi c’erano altri ragazzi che come me amavano i Velvet Underground e tanti altri gruppi più o meno (s)conosciuti.

In campo musicale, come in altri, capita di arrivare “tardi o forse troppo presto” (cit. CCCP). E in entrambi i casi il successo, soprattutto commerciale, è difficile e, con un po’ di fortuna, magari si avrà l’apprezzamento della critica (a volte dopo qualche decennio).

Alcuni degli artisti più importanti tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’80 non hanno avuto il successo immediato che avrebbero meritato, nonostante l’importanza nella storia della musica, riconosciuta a posteriori, pari ad altri gruppi fondamentali noti a livello mondiale per la loro musica e per il loro imprinting culturale come i Beatles, i Rolling Stones, i Clash, e tanti altri.

Il primo nome che mi viene in mente, coevo dei Beatles e dei Rolling Stones, è quello dei Velvet Underground, la band di Lou Reed che è durata (in formazione originale) poco più di qualche anno ed un paio d’album. Probabilmente la copertina del loro primo album “The Velvet Underground & Nico”, del 1967, è una delle più famose della storia della musica (quella con la banana gialla..vi è venuta in mente?) ma l’album fu un fiasco totale dal punto di vista commerciale (anche per problemi legati proprio alla copertina).

Secondo un aneddoto, riportato da Brian Eno, solo qualche centinaio di persone comprarono il primo album dei Velvet Undeground ma ognuna di quelle persone oggi o è un critico musicale o un musicista rock.

Certo il 1967 è stato un anno incredibile per la musica; hanno visto la luce: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, Surrealistc Pillow dei Jefferson Airplane (primo album con la line-up storica) e gli album d’esordio di Jimi Hendrix, David Bowie, Leonard Cohen, The Doors e Pink Floyd. Forse non si è più visto un panorama di tale livello ed importanza musicale e culturale.

Tuttavia, a decenni di distanza, The Velvet Underground & Nico è stato unanimemente riconosciuto come una pietra miliare del rock e uno degli album che ha cambiato la storia della musica, nel qual si possono trovare le basi di generi come il punk o la new wave, ma che ha avuto soprattutto il grande merito di aver sdoganato la cultura pop alternativa newyorkese. Sicuramente i Velvet Underground erano parecchio avanti per i loro tempi.

Discepoli diretti dei Velvet Underground e, ugualmente, newyorkesi, effimeri ed imprescindibili sono i Television, band di Tom Verlaine e soci che gravitava, insieme a Patti Smith, i Ramones e i Mink Deville, intorno al tempio dell’underground di New York: il mitico CBGB del Lower East Side.

Il loro album di debutto, Marquee Moon del 1977, è entrato a pieno diritto tra le pietre miliari del rock come capolavoro assoluto della new wave americana. Ovviamente l’album fu di scarso successo commerciale in patria. Ebbe maggiore successo in Inghilterra dove influenzerà tutta la futura new wave inglese (Joy Division, Cure, Smiths, etc.).

Il 1977 è anche l’anno che ci portò in dono il punk inglese con gli album d’esordio di Sex Pistols e Clash, altre pietre miliari della musica che hanno ottenuto un maggior successo commerciale. Anche i Television era decisamente avanti per i loro tempi.

Passando dall’altra parte dell’atlantico come non citare The Sound, band originaria di Liverpool e capitanata da Adrian Borland.  A detta di molti (ma proprio molti) The Sound è la band più sottovalutata e incompresa degli anni ’80 e della scena punk/new wave inglese. E probabilmente tuttora meno conosciuta di Velvet Underground e Television.

Il loro album d’esordio è Jeopardy del 1980. Nel 1979 (40 anni fa) usciva London Calling dei Clash ed il punk era già superato. E Jeopardy è un album molto sfaccettato tra post-punk e new wave sulla scia dei Joy Division ma con una propria identità ben definita e la voce di Borland così sublime. E il primo pezzo dell’album, “I can’t escape myself”, che può considerarsi come il loro manifesto.

Ovviamente l’album vendette una miseria e così anche i seguenti. Borland, che sarebbe morto suicida nel ’99 anche a causa di una schizofrenia presente forse da sempre, non riusciva ad essere il frontman che avrebbe potuto esaltare la musica della band come Ian Curtis o Robert Smith. Tuttavia nei primi anni del nuovo millennio i The Sound sono stati riscoperti da band come Interpol e Bloc Party, raggiungendo il successo (dopo la morte del leader) a seguito della ristampa della loro discografia da parte dell’etichetta Renascent.

Anche in Italia possiamo annoverare un caso simile nel nostro piccolo e riguarda i Diaframma, band gemella dei Litfiba che non ha mai avuto il successo che meritava soprattutto agli inizi con il loro album di esordio “Siberia”.

“Siberia” è un album del 1984 pienamente new wave, genere che ormai aveva dato il meglio nel mondo con svariati gruppi, ma che non mancava certo di personalità. A differenza degli album dei Litfiba, Siberia non è stato contaminato da suoni tzigani e i testi di Federico Fiumani forse sono tra i più belli del rock italiano. Probabilmente non è un album che possa definirsi pietra miliare del rock mondiale ma di quello italiano sì.

Oltretutto Federico Fiumani e i Diaframma suonano ancora e suonano pure bene; anche se sempre davanti solo ad una cinquantina di persone per volta, i loro concerti sono estremamente coinvolgenti.

Riassumendo: musica d’avanguardia, testi poetici e decadenti, scarso appeal commerciale per i loro tempi; sono queste le caratteristiche delle band più influenti della storia del rock mondiale ed italiano? Non sempre ma, a volte, c’è bisogno di tempo per capire quanto un gruppo possa essere avanti..e chissà quale gruppo/musicista più o meno contemporaneo sottovalutato, tra 10 o 20 anni verrà riconosciuto come influente: Jason Molina? Ne riparliamo tra qualche anno.

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