Eluccia/ Giugno 15, 2019

Se eravate in città ve ne sarete senz’altro accorti anche voi.

Dalle 11 in poi è scattato qualcosa, venerdì.

Anche gli altri anni, forse non il 7 giugno come quest’anno, ma più o meno attorno a questa data, scatta un fenomeno stagionale: finisce la scuola.

Tutti gli studenti si riversano nelle strade: la giornata finisce prima dell’orario consueto e hanno inizio i rituali di fine anno.

Aumenta il vocio, aumenta l’animazione, si allargano i sorrisi.

La fatica è finita – anche se non per tutti: la maturità ormai prossima, i rinvii a settembre – ed è come se la città tutta tirasse un sospiro di sollievo.

Le distese dei bar piene di studenti – non solo quelli delle Lauree con le corone di alloro in testa egli scherzi degli amici – fervono di un chiacchiericcio che riassume un anno intenso o i proponimenti ancora solo accennati per le prossime vacanze (ascolto da un tavolo accanto mentre bevo un the fresco).

Anche gli universitari che usualmente trascorrono le giornate alla Panizzi sentono quasi il dovere di uscire, di staccarsi anche solo per pochi minuti dai testi per immergersi in quel qualcosa che li coinvolge ancora emotivamente, si vede e si sente dal tono della voce che si sfoga dopo la concentrazione ed il silenzio (il mio Bar non è lontano), forse per la voglia di ricondividere questo momento.

Anche la piazza, la via principale in pochi minuti si riempiono. Convergono ragazzi e ragazze di tutte le età: gli zaini sono leggeri oggi perché la mattina sarebbe stata più breve del consueto. E anche due classi delle elementari, con le giovani insegnanti, in fila per due, ordinati, rientrano a scuola, s’infilano sotto i portici di san Pietro (sto camminando nella loro stessa direzione, allora li ascolto da icino) e nei loro occhi c’è una confidenza ed una complicità che si toccano. Finisce la scuola!

Ma c’è anche un po’ di malinconia: ci vediamo durante le vacanze? Ti messaggio!!! Dai, vieni anche tu al mio campo estivo… ci vado da quando ero piccolo, dai… alla Rosta. Dove c’è un parco che non si chiama… Maestra, vieni anche quest’anno in montagna? Mio fratello va in Spagna, ma io vado di nonni per un po’. Tu che libro leggi?

In viale Umberto I°, mentre rientro a casa, è appena suonata l’ultima campanella dell’anno. Quante mamme, papà e nonni sono davanti ai cancelli e baciano e abbracciano i loro bambini! Una nonna si passa veloce una mano sugli occhi, la vedo mentre il semaforo è rosso. È un’emozione contagiosa.

Proprio una bella mattina. Però ricordo anche la noia che a volte ho provato in quelle lunghe giornate da sola, d’estate di molto tempo fa. Ma era un’altra storia. Provo a cercare le foto di classe.

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