Eluccia/ Luglio 14, 2019

Caldo è caldo!

Tutti a fare statistiche sul giugno più caldo del secolo, del decennio, ma, in ogni caso, fa caldo e non riesco a far niente… no…ci riesco benissimo: non concludo niente.

La doppia negazione mi imbroglia sempre: non so mai cosa, in italiano, sia corretto.

Comunque fa caldo e HO caldo. Di giorno e di notte, ma la mia pigrizia non mi porta ad alzarmi presto la mattina, prima del canto del gallo, per riuscire a fare qualcosa: sto proprio a letto a godermi quel pochino di fresco che ci può essere. E quando esco, pane e giornali come ogni giorno, al massimo qualcosa di gustoso per il frigo, e cerco di fare più presto che posso.

Già diverse finestre sono chiuse, non solo per il caldo: sono iniziate le vacanze estive e qualcuno è già partito, o si sta preparando a farlo.

Si vedono automobili con il cofano da tetto montato anche in via Wybicki: mi piace immaginare dove andranno quei viaggiatori… o quei turisti? E chissà se avranno preparato roba leggera o roba pesante dentro quel box di solito in cantina?!

Mare o monti, vicino o fuori dell’Italia, per esempio Dolomiti, il Parco nazionale d’Abruzzo dove un piccolo orso è appena stato reinserito, o Grecia, Spagna o Svezia…

Con bambini o senza bambini? Da piccola non sono mai andata in vacanza coi miei genitori, non c’erano soldi, per questo mi piace sempre immaginare bambini in vacanza. Anche se adesso ho un’idea diversa di vacanza.

Io sono andata tanti anni in colonia, al mare, ma ho ricordi bellissimi. Mi piaceva molto ed ero fiera delle mie esperienze di cui parlavo con le mie compagne al rientro a scuola ad ottobre. Ma loro erano più ricche e di Cesenatico non volevano neanche sentir parlare. I loro nomi erano Moena, la Val Gardena, Cecina, Forte dei Marmi…

Ma io tornavo che sapevo giocare sempre meglio con 5 noccioli di pesca, ero abile nell’intrecciare collane con gli aghi di pino e e conoscevo il nome di tutte le nuvole che, in un giorno nuvoloso, Masini, il direttore, ci aveva descritto, incantandoci e facendoci restare un intero pomeriggio a naso in su verso il cielo a guardarle correre veloci. Cirri, strati, nembi, cumuli… Anche quando ero maestra, in colonia, guardavo il cielo e cercavo quelle nuvole.

Ci fu però un luglio forse ancora più caldo: ricordo bene un pomeriggio in cui da casa, abitavamo in centro, sentivamo tumulti e spari. Sirene spiegate, polizia, ambulanze.

Anche mio padre quel giorno era tra i manifestanti in piazza e mia nonna – mia madre era al lavoro – era molto preoccupata.  Mio padre tornò tardi, trafelato e disperato, ci raccontò e ci descrisse con il suo linguaggio scarno tutto l’accaduto e subito dopo cena corremmo in quella piazza dove pietre, magliette a righe, chiazze di sangue a terra e sulle panchine testimoniavano le lotte di quei giorni.

Quello, di luglio, statisticamente fu davvero molto caldo.

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