Eluccia/ Gennaio 9, 2020

Gennaio.

Ho già raccolto due pratoline nel posto non lontano da casa dove mi piace andare a vedere la campagna.

Vado a passeggiare là in ogni stagione. Mi piace essere parte dei cambiamenti, delle trasformazioni, dei colori, della terra, degli alberi, del cielo, anche nelle diverse ore del giorno.

Ho aperto anche questo nuovo anno andandoci, come ho fatto per quelli passati. Mi sorprende sempre la luce che c’è, in quello spazio largo, aperto, dove si vedono lontane le case della città e, in questa stagione, gli scheletri degli alberi che di protendono in ricami intrecciati e delicati, stagliati nella terra arata e rivoltata.

Quando posso esco dalla città. La pianura della bassa mi appare immensa, distesa, macchiata da campi, prati, viti allineate, canali, rii, come in un disegno di Pericoli, ma sono sempre gli alberi che segnano il profilo che mi attrae di più, strati che si compongono e si sovrappongono, più vicino, poi dietro, poi ancora dietro, fino in fondo allo sguardo, come un lavoro all’uncinetto di punti alti, bassi, archi. O come in un ritaglio con forbici sottili.

Rami, tronchi, di molte diverse forme.

Anche nella nebbia; fotografo, per non dimenticare quell’attimo anche solo intravisto dal finestrino della macchina, come del resto in collina, le nostre colline che in ogni stagione mi offrono squarci di natura che mi sembra di non aver mai visto così bella.

Pure la forsythia è già fiorita. L’avevo vista presto anche l’anno scorso, ma era già febbraio.

E non mi piace questo sempre maggiore anticipo.

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