andrea/ Marzo 8, 2020

Sosteneva il noto pedagogista americano John Dewey, che nelle questioni pratiche le persone hanno a che fare con situazioni complesse, non con principi astratti. Ciò che è essenziale nell’affrontarle è essere in grado di fare le scelte giuste, e per farlo abbiamo bisogno di pensare e decidere sulla base di evidenze. La prima: non siamo i primi, non saremo gli ultimi ad affrontare una situazione di crisi.

Per noi genitori ed insegnanti, la complessità pratica che abbiamo di fronte oggi, sta nell’esserci risvegliati all’interno di una zona rossa, che ci isola gli uni dagli altri, lasciandoci ognuno solo con le proprie paure e differenti risorse (materiali, sociali e culturali).

Ma allo stesso tempo, in questo momento unico, siamo e rimaniamo legati gli uni agli altri dal senso di responsabilità nei confronti dei nostri figli e dei nostri alunni. Sappiamo che dobbiamo fare qualcosa: non fermarci, andare avanti, non lasciarci isolare oltremodo.

Lasciamo, quindi, ad altri che ci guardano da fuori la “zona”, i discorsi astratti, e partiamo da ciò che sappiamo di poter fare.

Quello che abbiamo davanti (ancora altre settimane di tempo sospeso da scuola) non può essere un tempo gestito come fossimo in vacanza, né come un week-end lungo, fatto di compiti che sostengono “semplicemente” il ripasso degli apprendimenti, perché non si tratta in questo caso solo di consolidare, ma anche di progredire.

Per consolidare gli apprendimenti e sostenerne di nuovi occorre trovare un modo per entrare in una qualche forma di interazione con i bambini che sono a casa. Chiamiamola con coraggio relazione educativa.

Ci sono diversi strumenti tecnologici utili per fare questo, per stare in interazione nello stesso momento con più persone, fare scuola pur non essendo a scuola, fornire spiegazioni attraverso video, dare esercizi, fornire feedback. Strumenti ordinari, non straordinari: ogni nostro telefono, tablet e pc, ci consente di fare, vedere e condividere foto, video ed audio messaggi. 

Nel caso ci fossero problemi di connessione che impediscono l’interazione virtuale, si possono caricare i contenuti (audio e/o video) su dvd o chiavette usb e distribuirli alle famiglie attraverso “snodi” convenuti.

Come genitori, ma anche come persone che insegnano, ciò su cui ci stiamo interrogando è: che senso hanno, in questa situazione, pagine e pagine di compiti indifferenziati, uguali per tutti, non sostenuti da una relazione con il proprio insegnante (che conosce ogni bambino ed ogni bambina, e che legge – o dovrebbe farlo – quel compito dopo averlo dato)?

Laddove non ci sarà un genitore che abbia le competenze per svolgere il compito dato dall’insegnante, il senso, l’efficacia ed il risultato di tale sforzo è dubbio.

Possiamo far finta di niente, sostenere che stiamo vivendo solo una pausa. Possiamo dirci  che quello che stiamo facendo è già abbastanza – e in molti, ed è bene ricordarlo, stanno facendo moltissimo! Possiamo dirci che non abbiamo tempo, che ci vorrebbero più risorse – e sia chiaro, questo è assolutamente vero, ed è importante dirlo ogni volta che ne abbiamo l’occasione: di risorse nella scuola italiana ce ne sono sempre meno di quelle che ci sarebbe bisogno e che le buone intenzioni meriterebbero.

Possiamo, però, adesso, anche sperimentare qualcosa di nuovo, che sappiamo essere già nella nostra cassetta degli attrezzi didattici. Ad esempio, questo potrebbe essere il momento giusto per provare a personalizzare/individualizzare gli apprendimenti dei bambini, ad esempio costruendo un eserciziario per ciascuno, o se questo ci è troppo gravoso, per gruppi di bambini, andando a sostenere quegli aspetti che ciascun insegnante sa di dover rinforzare nei propri alunni (che sa essere non tutti uguali).

C’è poi tutta la dimensione educativa, politica e sociale che è, e rimane, propria della professione dell’insegnante. Questo significa utilizzare i canali social a nostra disposizione (compresi quelli della scuola) per divulgare siti e materiali di approfondimento utili ai bambini (e alle loro famiglie) per spiegare quanto sta accadendo, filtrando tra la marea di informazioni presenti e scegliendo quelle veramente affidabili.

Questo significa provare a restituire alle giornate una routine scolastica di cui tutti hanno necessità, una quotidianità diversa, ma che può, e deve, essere ancora fatta di momenti “caldi”, di quelle abitudini che tutte le maestre ed i maestri (anche di scuola dell’infanzia) ben conoscono e sanno trasmettere ai bambini.

Ed, infine, c’è tanto bisogno di proposte di giochi, momenti di piacere, suggerimenti su attività da svolgere in casa e nei piccoli spazi all’aperto che siano anche solo un terrazzo o un balcone o l’interazione dalla finestra. Costruire piccole avventure quotidiane per i bambini, inventare problemi da risolvere, donare sorprese. Fissare appuntamenti settimanali con i bambini, anche individuali, e affidare a ciascuno di loro una piccola esperienza. Essere maestri nel tempo della sospensione e delle paure, essere in ascolto, vicini seppur lontani.

di Andrea Pintus e Maja Antonietti

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