Fortunato/ Settembre 7, 2020

…fiu! Per il momento l’abbiamo scampata.

Dopo la vita quasi esclusivamente in binario, sperimentata durante il lockdown, periodo in cui le relazioni erano mantenute tramite lo scambio comunicativo sulle varie piattaforme social, la musica dal balcone o la radio di quartiere, abbiamo ripreso a navigare.

Così, per rimettermi al passo con una nuova normalità, mi capita di incontrare i miei compagni di viaggio per un aperitivo, oppure, con tutta la famiglia al parco Senza Nome per mangiare la cocomera, o per rinfrescarsi con un BIF, e tra una chiacchiera e l’altra trovare un altro motivo per rivederci e pensare insieme cosa fare per cambiare qualcosa intorno a noi.

La calura estiva mi ha fatto bramare il fresco, desiderare piacevoli immersioni nelle acque del mare, sognare di essere al seguito di esploratori che tentino la ricerca di nuove rotte, altri luoghi d’approdo, nuove vie. Ma rieccomi a casa, soddisfatto della vacanza, nostalgico dei bei luoghi visitati mi accingo a prestare fede alla promessa di scrivere.

                Nel corso del mio ultimo viaggio, appena fuori casa, ho scoperto che in autostrada le aree di servizio sono distinte dalle aree di sosta, ed in queste ultime spaziose e attrezzate con servizi igienici, giochi per bambini e area picnic non manca l’acqua potabile e gratuita mentre al parco Senza Nome l’acqua non è ancora arrivata. Ho notato una notevole presenza di aree skateboard, anche nei piccoli centri abitati. Ho visto strisce pedonali colorate, stazioni di manutenzione e gonfiaggio per biciclette, pubbliche e gratuite. Ho avvertito una migliore qualità della vita.

Niente di straordinario, tutte cose che si possono fare anche a Reggio Emilia, piccole cose che potrebbero migliorare la città già ricca di storia, ideali e qualche primato. Ma per il miglioramento non basta fare, ci vuole il coraggio di cambiare. Cambiare i luoghi in cui organizzare eventi, nutrire nuove sensibilità, cambiare destinatari, cambiare orizzonti. Un esempio di ciò che intendo per cambiamento l’ho trovato al Binario 49 di via Turri. Una vera e propria provocazione al modo ordinario di pensare, un luogo di incontro, di scambio, contro le barriere fisiche e culturali. Un caffè letterario nel quartiere più degradato della città, una sfida da intrepidi. Complimenti!

Adesso ecco la mia provocazione alla città. Bisogna uscire dal binario, magari portando la cultura in un altro posto e per esempio svolgere gli eventi musicali della prossima estate in piazza Domenica Secchi anziché piazza Camillo Prampolini. E poi, giusto per restare fuori binari-o, e sviare con gradualità si potrebbe continuare e realizzare strisce pedonali colorate, stazione di manutenzione per le bici, area skateboard magari a partire proprio dalla zona stazione.

Per scegliere quale biglietto prendere attendo la programmazione.

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