Già l’anno scorso avevamo fatto un calendario, ma più tradizionale. Quest’anno il formato è particolare perché sono cartoline che possono essere usate come si vuole. Il progetto si chiama “Cartoline dal futuro”, si è partiti dalle foto storiche del quartiere, reperite presso la fototeca della Biblioteca Panizzi, e su queste alcuni residenti (e non) hanno provato a scherzare dando libere interpretazioni e, appunto, anche visioni del futuro, sovrapponendo disegni e immagini e dando esiti talvolta surreali, talora suggestivi.

In questo periodo stiamo assistendo a grosse difficoltà nel mantenere relazioni sociali. Sulla carta le restrizioni in atto oggi sono meno dure di quelle della scorsa primavera, le scuole sono aperte (quasi), le attività lavorative pure (quasi), si può uscire (più o meno), tuttavia questa situazione che dura da tanto tempo sta fiaccando gli animi e vediamo una sorta di ripiegamento nelle persone: si vive alla giornata e non si immagina più il futuro. Sta venendo meno la spinta alla creatività che caratterizza l’uomo, senza una visione di futuro davanti a noi non siamo in grado di programmare neppure le cose più banali, una gita, un’attività, un incontro… Ecco perché “Cartoline dal futuro” e non per il futuro, come se il futuro venisse a chiamarci e ci dicesse “Ehi, io ci sono ancora, ma voi mi dovete immaginare, mi dovete costruire!”.

E poiché la costruzione del futuro parte dalla memoria, si è partiti dalle foto storiche; non solo per questo motivo ma anche perché quest’anno sarà una sorta di compleanno del nostro quartiere. Nel 1961 si insediavano i primi abitanti, sono passati ben 60 anni e ancora oggi l’INA-Casa Rosta Nuova rimane uno dei migliori esempi di architettura sociale in Italia. Naturalmente abbiamo intenzione di festeggiare…come e quando sarà da vedere “compatibilmente con l’evoluzione pandemica” (quest’ultima espressione risulta ormai veramente indigesta), ma non mancheremo di inventarci qualcosa.

Tuttavia, proprio perché sono passati 60 anni, c’è bisogno di intervenire per ripristinare o migliorare il nostro ambiente: il bellissimo filare di alberi che caratterizzava via Wybicki non c’è più, abbiamo problemi di barriere architettoniche, di viabilità, di parcheggi.

Ma soprattutto, quando di nuovo si potrà liberamente uscire ed incontrarsi, avremo bisogno di tutti quegli spazi di socialità necessari a ritessere le fila dei rapporti perduti, di luoghi dove spendere la nostra voglia di stare insieme e insieme tornare a costruire la città e la cittadinanza. Tornare a compattare il tessuto sociale non è un pensiero banale: ora vediamo nei vaccini una possibile luce in fondo al tunnel della pandemia, ma ci aspettano tempi durissimi sul lato economico, di cui ancora nessuno si vuole occupare. E affrontare una crisi economica vasta e profonda poggiando i piedi su una cittadinanza consapevole e solidale è fondamentale perché a tutti sia concesso di immaginare il proprio futuro.