Nella notte fra il 6 e il 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, studente egiziano che frequenta il master Gemma “Women’s and Gender Studies” sulle differenze di genere presso l’Università degli Studi di Bologna, venne arrestato appena arrivato all’aeroporto de Il Cairo. Le accuse: fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo attraverso notizie false pubblicate su Facebook.

Già in aeroporto Patrick venne picchiato e torturato con scosse elettriche da parte della Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA) durante un interrogatorio durato 17 ore. Successivamente venne portato in carcere dove si trova ancora in forza di una serie di rinvii “in attesa di indagini”. Patrick rischia dai 13 ai 25 anni di prigione.

E’ poi di pochi giorni fa la notizia di un ulteriore rinnovo della custodia cautelare in carcere per altri 45 giorni.

In questo anno si sono moltiplicate le iniziative simboliche volte a sostenere Patrick da lontano.

Diversi Comuni italiani hanno conferito la cittadinanza onoraria a Zaki, fra questi Bologna ovviamente, poi Milano, Napoli, Bari, Chieti, Novara, e Comuni più piccoli come San Lazzaro di Savena, San Vito  al Tagliamento, Valsamoggia, Senigallia… Il Comune di Reggio Emilia già a luglio ha disposto di conferirgli il primo Tricolore.

Il 18 dicembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui chiede la liberazione immediata di Patrick e il ritiro di tutte le accuse a suo carico, definendo la sua detenzione una minaccia per i valori fondamentali dell’Unione Europea.

Due giorni fa la famiglia di Patrick si è unita all’appello lanciato con una petizione on line su change.org perché gli venga concessa la cittadinanza italiana per meriti speciali, un procedimento che però ha tempi di attuazione molto lunghi.

Ma: ma il 23 dicembre è stata consegnata all’Egitto la prima delle due fregate FREMM fabbricate dalla Fincantieri, come da contratto.

Infatti c’è un “contratto da 1.5 miliardi di euro che lega l’Italia e l’Egitto. L’accordo è da inserirsi in un piano militare più ampio, da un valore superiore a 9 miliardi di dollari, trapelato sin dal mese di febbraio scorso, e che prevede l’esportazione anche di 20 imbarcazioni della categoria Falaj II per operazioni di pattugliamento, 24 jet Eurofighter Tycoon, 24 addestratori di jet M-346, elicotteri AW149 e un satellite militare. […] mentre il Ministero della Difesa italiano ha continuato a dialogare con i servizi di intelligenze egiziani, la società italiana SACE, specializzata nel sostegno alle imprese italiane e allo sviluppo delle attività di export e internazionalizzazione, ha portato avanti le operazioni volte a fornire al governo del Cairo un prestito pari a circa 500 milioni di euro, il quale verrà erogato da banche e istituti di finanziamento europei e sarà volto a finanziare la seconda parte dell’accordo italo-egiziano. […] Anche la Germania sta partecipando al raggiungimento di tale obiettivo attraverso il gruppo tedesco “ThyssenKrupp”. […] In totale, secondo quanto riferito dalle fonti egiziane, il Paese Nord-africano potrebbe acquistare materiale bellico per un valore pari a 11 miliardi di euro in totale, collocandosi, in tal modo, tra i maggiori importatori di armi degli ultimi quattro anni a livello internazionale.  Stando ai dati presentati alla Presidenza del Consiglio dei ministri italiano il 7 maggio 2020, circa le importazioni ed esportazioni di armi, l’Egitto si colloca al primo posto tra i Paesi acquirenti”. Questi dati sono stati reperiti sul sito dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS. In pratica: un po’ gliele vendiamo, un po’ gliele finanziamo e gliele vendiamo.

Tutto ciò in spregio della Legge 185/90, che vieta la vendita di armi a quei Paesi i cui  governi si sono resi responsabili di violazioni accertate delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, e al Trattato Internazionale sul commercio di armi (ATT), che stabilisce addirittura il divieto di vendere armi anche solo in presenza del rischio di violazioni di diritti umani. Per non parlare del coinvolgimento dello stato egiziano sul fronte libico.

Oltre a ciò si aggiunge il peso dell’Eni, degli accordi per la costituzione di un’organizzazione per gli approvvigionamenti di gas nel Mediterraneo orientale, delle circa 130 aziende italiane che operano in Egitto e producono un giro d’affari da 2,5 miliardi di dollari.

In questo contesto il governo italiano non ha mai preso una posizione ferma e si è mostrato pavido e succube degli interessi economici, anteponendoli all’esercizio della propria sovranità nei confronti di un paese estero. L’aggravante è che l’Egitto è governato da un dittatore a seguito di un golpe, fatto che non può essere né ignoto, né ignorato. Eppure non si è riusciti a fare neppure una minima azione simbolica come il richiamo del nostro Ambasciatore.

E allora cosa possiamo fare noi, minuscoli abitanti di un minuscolo quartiere? Possiamo, nel nostro piccolo, cercare di tenere acceso un riflettore puntato verso Il Cairo. Possiamo testimoniare la nostra vicinanza a questo giovane, studente, attivista, e già “giovane” sarebbe sufficiente, perché è un termine che racchiude in sé speranza, forza, voglia di fare e di cambiare il mondo, libertà.

Il 31 dicembre sono stati ospiti di Diego Bianchi a Propaganda Live i genitori di Giulio Regeni. La mamma di Giulio ha detto: “Continuiamo a lottare, per Giulio e per tutti i Giulii e le Giulie del mondo”.

Sono migliaia i giovani egiziani torturati e imprigionati per il loro impegno, di loro per lo più non conosciamo i nomi. Ma noi nel nostro piccolo li vogliamo sostenere, per Patrick e per tutti i Patrick e le Patrick del mondo.