Ci sono momenti in cui quello che accade sfugge al nostro controllo, in cui l’arbitrio altrui o il caso – ciò che non era prevedibile, e che comunque non è governabile – sembrano dominare le nostre vite, individuali e collettive. Ma anche in quei momenti possiamo decidere, e scegliere, come comportarci rispetto all’ottusa brutalità del destino e alla prepotenza di chi vorrebbe decidere per noi. Possiamo scegliere il significato da attribuire alla nostra esperienza, perfino nei suoi momenti più terribili e incontrollabili.

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Scelta può essere di volta in volta -o insieme – ribellione non violenta, ricerca della giustizia, pratica etica dell’umorismo, salvezza dalla paura e dalla vergogna. E ancora: capacità di disobbedire agli ordini ingiusti e inumani, capacità di sottrarsi al conformismo, capacità di non dare nulla per scontato, di praticare l’arte del dubbio, di sfuggire ai vincoli e alla prepotenza delle verità convenzionali, anche quando questo può costare molto caro.

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Coraggio è reazione attiva ai pericoli individuali e collettivi. Esso è dunque il contrario di indifferenza, di inazione, di passività. È il contrario di rassegnazione. Il coraggio è virtù da cittadini consapevoli e, in un’accezione più ampia, da persone che accettano la responsabilità dell’essere umani. È una dote del carattere ma anche dell’intelligenza, e consiste fra l’altro nell’accettazione dell’incertezza e della complessità. Sia chiaro: non l’accettazione dell’esistente. Inteso in questa accezione, il coraggio è l’esito di una scelta e di una pratica; è la forza di affrontare il mondo consapevoli della sua complessità ma anche della nostra capacità di cambiarlo.

Gianrico Carofiglio, “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose”

(disponibile presso la Biblioteca Rosta Nuova)