Ho letto questo libro 1784 anni fa. Sono quasi sicura che il calcolo sia giusto, perché mi ero da poco trasferita da Milano in Sicilia, avevo un cane e non una figlia e non dovevo fare attività fisica per non avere mal di schiena. Se ricordo bene potevo anche guardare un piatto di pasta senza mettere su un chilo.

Oggi scartabellando nella libreria mi è capitato in mano e non ricordavo neanche di averlo ancora. Per fortuna qualche libro tra i più vecchi è rimasto, scampato a prestiti, traslochi, regali. L’ho risfogliato e ho pensato a come adesso sarebbe il libro giusto da leggere, tutti noi.
Adesso che andiamo a fare la spesa e solo per sistemarla in casa riempiamo un bidone di rifiuti, adesso che se proviamo ad aggiustare un elettrodomestico non riusciamo perché il tecnico ci dice che non ne vale la pena ed è meglio comprarlo nuovo, adesso che prendiamo la macchina, guidiamo per 3 chilometri per andare in palestra e metterci su un tapis roulant per farne 6.

Papalagi” è il discorso che il capo Tuiavii di Tiavea delle Isole Samoa fa al suo popolo al rientro da un viaggio che fece in Inghilerra agli inizi del ‘900, dove descrive ai suoi la vita dell’uomo bianco, del Papalagi appunto.
Per leggerlo dovete prendere la bici o fare una passeggiata fino alla Panizzi o alla decentrata Ospizio. Ma fatelo! E non prendete la macchina, che fa bene al cuore e non avete neanche la scusa del cattivo tempo ormai.

Vi devo avvertire che il discorso di Tuiavii fa sentire un po’ a disagio. Descrive la società occidentale come una società completamente folle, schiava del possesso e del lavoro e scollegata dai pochissimi bisogni che gli esseri viventi dovrebbero avere. Ci descrive come un popolazione che non sa più cos’è una vita sana e semplice. Ci fa sentire anche un po’ ridicoli (e pensare che il peggio doveva ancora venire…). Vale però la pena leggerlo, ci aiuta a guardarci un po’ più dall’esterno e valutare alcune cose in modo più obiettivo.

Adesso, io non dico che tutti noi dovremmo andare a vivere in una capanna con solo una stuoia, mangiare quello che cacciamo e coltiviamo girando mezzi nudi. Anche perché, diciamoci la verità, si fa presto a girare mezzi nudi a Samoa. Che provino a venire in Pianura Padana a gennaio, vediamo se fanno ancora gli schizzinosi con le pelli di sopra e di sotto (cit.) o se se le mettono tutte, una sopra l’altra.

Una riflessione sulla nostra società e sulle nostre abitudini però dovremmo proprio farla. Non arrivo a dire che dovremmo farci un’analisi di coscienza eh, però forse basterebbe un’analisi di casa e del bidone della spazzatura. Vedere se c’è la possibilità di ridurre i consumi o essere un po’ più oculati nel farli, per provare a limitare quello che produciamo solo per buttarlo ogni giorno. So che il problema grosso non siamo tanto noi famiglie, ma la società che ha fatto dell’usa e getta il suo valore più grande e ci ha incastrati in questa spirale. Ma ci sono abitudini così tanto radicate in noi che non ci rendiamo neanche più conto di quanto siano assurde. Per esempio, vogliamo citare l’abitudine che c’è nella stragrande maggioranza delle famiglie italiane di prendere la macchina, andare al supermercato, comprare casse di acqua spaccandosi la schiena e oltretutto producendo una quantità di plastica inverosimile per portare a casa un bene che esce dal rubinetto?

Forse se ognuno di noi guardasse di più la sua immondizia, questo mondo andrebbe un po’ meglio.

#weareallinthesameboat